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Psicologia

I Consigliati:
DA LEGGERE - VEDERE - SAPERE

"L'essenziale per crescere. Educare senza il superfluo." D.Novara, S.Calvi

"L'identità è un dono sociale" U.Galimberti

Lessico Famigliare, Massimo Recalcati, Rai3.
La madre. Il padre. Il figlio. La scuola.  https://www.raiplay.it/programmi/lessicofamigliare/ 

La rubrica di Alessandro d'Avenia - Letti da rifare. Sul Corriere della Sera ogni lunedì http://www.corriere.it/alessandro-davenia-letti-da-rifare/ 

Litigare fa bene. Daniele Novara. Insegnare ai propri figli a gestire i conflitti, per crescerli più sicuri e felici

I miei bambini hanno i superpoteri. Storia della nostra dislessia. Carlotta Jesi


Genitori e figli: Respec and Trust, and the parenting magic word: WAIT  (Magda Gerber RIE)
magdagerber.org 
www.janetlansbury.com Janet Lansbury Elevating Child Care

Sulla famiglia.. Umberto Galimberti

"i figli sono figli non perché vai a letto con una donna e la donna va a letto con un uomo, sono figli perché li fai crescere, ci stai insieme, perché rispondi alle loro domande, stai attento ai loro bisogni, questo significa paternità e maternità, da chiunque sia svolta."

https://www.youtube.com/watch?v=hV2n2zlQsbU

L'antidoto alla violenza. Umberto Galimberti Intervista di Luca Mazzucchelli

https://www.youtube.com/watch?v=JyMflSUvJhw&list=PLF7rhru7cH2GMI1E1cUEeunruCWGsE0P5&index=3

Adolescenti e aggressività. Alfio Maggiolini Intervista di Luca Mazzucchelli

https://www.youtube.com/watch?v=ycFN5ObkfDg

Genitori, la speranza si insegna ma non scippatela ai vostri figli. Silvia Vegetti Finzi

http://www.corriere.it/cultura/17_febbraio_08/arca-delle-virtu-pavia-convegno-51a30726-ee1b-11e6-a862-71d7d0cd9644.shtml

Cari genitori, le fragilità e la timidezza dei vostri figli sono grandi doti. Eugenio Borgna

http://vittoriozincone.it/2016/03/29/eugenio-borgna-sette-marzo-2016/

Da UPPA.IT Un pediatra per amico

L'importanza di fare la pace con i figli

https://www.uppa.it/psicologia/emozioni/fare-la-pace/

Ansia da separazione e crisi di riavvicinamento 

https://www.uppa.it/psicologia/emozioni/ansia-da-separazione/

Come interpretare il pianto del neonato

https://www.uppa.it/nascere/neonato/il-pianto-del-neonato/

I bambini hanno bisogno di lentezza e noia

http://www.scuola.store/bambini-hanno-bisogno-di-lentezza/

Lasciar piangere il proprio bambino? Ecco cosa succede nel suo corpo

http://www.huffingtonpost.it/2016/04/18/hai-deciso-di-lasciar-piangere-bambino_n_9719302.html

Liberi di essere bambini: 10 cose che è giusto lasciargli fare

zigzagmom.com/10-cose-che-i-bambini-devono-poter-fare/

La solitudine delle mamme
Le giovani madri lasciate sole con il loro senso di colpa: il commento della scrittrice Claudia De Lillo, alias Elasti, in occasione del Fertility Day
Perché non si fanno più figli in italia? Cosa serve davvero alle famiglie?

www.lastampa.it/italia/speciali/fertility-day

Donne e lavoro: perchè non possiamo lasciare le cose come stanno
Scritto da Riccarda Zezza il 26 Settembre 2016, Il Sole 24 ore

www.alleyoop.ilsole24ore.com/2016/09/26/donne-e-lavoro-perche-non-possiamo-lasciare-le-cose-come-stanno/?refresh_ce=1


Mamme di ieri e di oggi. Come si cambia e perché. In 10 step.

Articolo su il Corriere della Sera il 27 settembre 2016

www.corriere.it/native-adv/kindercereali-longform02-mamme-di-ieri-e-di-oggi.shtml 


Lettera di una mamma lavoratrice a Beppe Severgnini

27esimaora.corriere.it/16_settembre_21/io-mamma-lavoratrice-non-ce-ho-fatta-0bd80496-8046-11e6-b38f-35d885ba0cf1.shtml


«Io, mamma lavoratrice, non ce l'ho fatta»
di S. P.

Pubblichiamo la lettera inviata a Beppe Severgnini da una mamma lavoratrice, che ha chiesto di restare anonima.

Caro Beppe,Dopo giorni di lacrime e dubbi scrivo a te, rendendoti destinatario di un flusso di coscienza ma anche di una dichiarazione di fallimento. Prima di entrare nel merito dello sfogo, ti racconto però un breve aneddoto che ti farà sorridere… Ho sempre sognato di fare la giornalista, fin da bambina, e ti ho sempre letto; quando al liceo ci assegnarono un tema sui nostri miti, mentre i miei compagni parlarono di Che Guevara o di Bob Marley, io parlai di te… Scrissi di volermi occupare di cronaca di costume perché l’unica cosa in cui ero brava era osservare la gente e il mio maestro eri tu… Son passati 20 anni da quel tema e la realtà è che non sono diventata giornalista. Mi sono iscritta a giurisprudenza perché, figlia di magistrato, ho seguito il consiglio paterno, quel genere di consigli che ti pesano come macigni ma che ti sembrano ineluttabili, perché non riesci a contraddire la persona che per te è l’essenza della ragionevolezza. Son finita a fare l’avvocato, neanche troppo brava, e provo anche a fare la madre, ruolo cercato e voluto con lacrime e sangue (ho perso in grembo ben due figli, ma ho due bimbe meravigliose). Ma proprio in questo sta il mio fallimento. 

Ci ho provato, disperatamente, a conciliare le due cose. Ho chiesto orari ridotti che mi consentissero di portare le piccole al nido o alla scuola materna, mi sono avvalsa di tate, di aiuti di ogni genere, e per qualche tempo mi sono anche illusa di poter fare tutto. Ma la realtà è che è impossibile. Pur con tutti gli aiuti del mondo, ti ritrovi con il conto in banca prosciugato dagli stipendi alle tate e alle sostitute delle tate, dai folli costi dei nidi e delle attività extrascolastiche (che, pur senza esagerare, ti paiono irrinunciabili, come ad esempio un corso di nuoto, uno di inglese) e al contempo devi convivere con enormi sensi di colpa che ti tormentano. Non riesci a recuperarle da scuola tutti i giorni, non riesci a giocare con loro nel pomeriggio perché devi preparare una cena possibilmente sana e devi organizzare la giornata successiva, non sei abbastanza serena da assicurare loro un sorriso costante ed una parola indulgente, affannata come sei da tanti pensieri. 

Ma i sensi di colpa non sono solo questi. Ti sembra di essere una lavoratrice meno solerte degli altri perché esci prima dallo studio rispetto ai colleghi uomini; ti sembra di non essere una brava moglie perché tuo marito ti chiede cosa hai fatto dalle 18 in poi e a te sembra troppo poco farfugliare «Le ho portate al parco giochi, le ho lavate perché erano sporchissime e ho preparato la cena con la piccola sempre attaccata alle gambe»; ti senti in colpa per non riuscire ad avere un rapporto umano o addirittura amorevole con una suocera criticona; ti senti in colpa a scaldarti il cuore con un bel piatto di pasta serale perché sei fuori forma e non hai neppure il tempo di farti una messa in piega; insomma, ti senti sempre e costantemente sotto pressione. 

E poi ti guardi intorno e vedi donne ammazzate, donne vilipese, donne aggredite fisicamente e verbalmente, sul web o in televisione. Ma non trovi conforto neppure negli incontri quotidiani con uomini per bene, evoluti e sensibili, i quali (chissà perché) dimostrano sempre una impercettibile sfumatura di diversità nel trattare con una donna o con un uomo. Sono stanca, caro Beppe. 

Ti dico la verità, se è questo quello che volevano le donne quando lottavano per i loro diritti, beh, penso abbiano fallito. Sia loro nel prefiggersi uno scopo irrealizzabile, sia noi che siamo state incapaci di realizzarlo. Non è possibile dover lavorare come matte per guadagnarsi la minima credibilità professionale e allo stesso tempo fare i salti mortali per tenere la gestione di una famiglia. Certo, i mariti aiutano, ma il loro apporto è sempre marginale ed il carico fisico ed emotivo è nostro. Non abbiamo nessun aiuto dai Comuni, dallo Stato, nessuna comprensione (se non di facciata) dai colleghi uomini, nessun supporto neppure tra di noi. Anche tra mamme lavoratrici, millantiamo comprensione e condivisione, ma poi siamo sempre pronte a giudicarci vicendevolmente. Ho il nodo alla gola da giorni e non vedo soluzione, se non una nuova chiave di lettura di questa ormai esasperata condizione. 

Spero tu possa trovare il tempo di rispondermi e di regalarmi il tuo (per me) prezioso punto di vista. Ti prego di non pubblicare il mio nome, perché, avendoti scritto col cuore, ho inserito troppi riferimenti personali e professionali.


Orientarsi sull'omogenitorialità. La famiglia è culturale. Vittorio Lingiardi (Sole 6.3.16)

PressReader - Il Sole 24 Ore: 2016-03-06 - La famiglia è ...


Non siamo figli per nostra volontà. Molti sono concepiti senza essere pensati, altri sono cercati a tutti i costi, la maggior parte arriva percorrendo una delle tante strade comprese tra questi due estremi. Ogni concepimento, nascita, adozione, ha una sua storia da raccontare, più o meno consapevole, più o meno fortunata. Qual è il “vero” genitore? Quello che mette a disposizione la propria biologia o quello che cresce i figli fornendo cure e sicurezza? Quello che concepisce per caso o per sbaglio o quello che desidera e attende? E che cosa è una famiglia? Per Natalia Ginzburg «una famiglia è anche, forse soprattutto, fatta di voci che si intrecciano, è un linguaggio comprensibile solo a chi lo pratica, una rete di ricordi e richiami». Nel 1888 (avete letto bene) Émile Durkheim, padre della sociologia, scrive: «non esiste un modo di essere e di vivere che sia il migliore di tutti [...] La famiglia di oggi non è né più né meno perfetta di quella di una volta: è diversa, perché le circostanze sono diverse».

Nonostante la storia ci mostri i continui cambiamenti di forma e contenuto della famiglia, per alcuni questa parola non evoca una costruzione relazionale di affetti e progetti tale da giustificare l’uso del plurale (famiglie), ma coincide solo con l’immagine di un uomo e di una donna sposati, monogami, eterosessuali e fertili. Tutto ciò che sta fuori da questo modello viene, implicitamente o esplicitamente, delegittimato: famiglie con genitori adottivi, madri lesbiche e padri gay, madri e padri single, famiglie create ricorrendo alle tecniche di riproduzione assistita. I ripetuti inni al “naturale” (quindi niente antibiotici e anticoncezionali?), sono evidentemente ignari di quanto “culturale” sia la nostra cangiante idea (ideale) di “natura”.
Per questo è frettolosa e transeunte, oltre che tracotante, l’affermazione del ministro Alfano per cui avere impedito a due persone dello stesso sesso («cui lo impedisce la natura») la possibilità di avere un figlio sarebbe stato «un bel regalo all’Italia». Impedire la stepchild adoption non è stato fermare «una rivoluzione contronatura e antropologica», bensì impedire a dei bambini il diritto di vedersi riconosciuta la propria famiglia. Oggi, ignorare le complessità della scena riproduttiva e delle funzioni genitoriali significa vivere fuori dalla realtà. Al cui confronto quella dei cavoli e delle cicogne è senz’altro preferibile.
Mentre il Parlamento, complice il primadonnismo cinico dei pentastellati, stralciava e spacchettava una legge umana, anche le vite di molte famiglie sono state stralciate e spacchettate. Per la legge italiana, il genitore non biologico è un estraneo e il bambino un semi-orfano. Non riconoscere che ci sono due genitori che hanno desiderato quel figlio e vorrebbero assumersi la responsabilità di crescerlo, vuol dire creare legalmente uno stato artificiale di mancanza che non corrisponde alla realtà e alle necessità di quella famiglia. Non è solo il genitore sociale a essere cancellato, ma la sua intera genealogia.
Da anni la comunità scientifica sta studiando le dimensioni affettive, psicologiche, fisiche, sociali, tecniche, legali, etiche ed economiche delle varie forme di genitorialità. Le domande sollevate sono molte e riguardano il rapporto tra desiderio di diventare genitore e ricorso alle tecniche procreative, le rappresentazioni mentali che genitori e figli hanno delle figure del donatore e della portatrice, le dinamiche tra genitore biologico e genitore sociale, le complessità psicologiche, filosofiche e giuridiche della gestazione di sostegno, la rilettura della categoria psicoanalitica dell’Edipo, magari liberandosi del complesso a favore della complessità.
Recuperando l’inevitabile ritardo nei confronti della letteratura scientifica anglosassone, ricercatrici e ricercatori italiani hanno prodotto una serie di volumi che consiglio a chiunque sia chiamato ad esprimersi sul tema delle «famiglie moderne» (che tra l’altro è il titolo di un importante volume di Susan Golombok, direttrice del Centre for Family Research dell’Università di Cambridge, che ad aprile uscirà in traduzione italiana per le edizioni Edra). Nel box pubblicato all’interno di quest’articolo un elenco di contributi italiani che mi hanno colpito per la chiarezza documentata della loro voce.
Quanto alle riviste scientifiche, è purtroppo esaurito, ma ci auguriamo verrà ristampato, il numero monografico 2/13 di Infanzia e Adolescenza (il Pensiero Scientifico) a cura di Anna Maria Speranza. Per il prossimo aprile è annunciato un numero del Giornale Italiano di Psicologia (il Mulino) interamente dedicato all’omogenitorialità. Ultima segnalazione: il sito della Colombia Law School (http://whatweknow.law.columbia.edu) raccoglie la più completa rassegna della letteratura scientifica sull’omogenitorialità: consultatelo.”