Il recupero psicologico di medici e infermieri. 

di Vittorio Lingiardi


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Lo psicologo nella criticità

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LO PSICOLOGO NELLA CRITICITA'

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In questi momenti in cui eventi esterni eccezionali che si caratterizzano come un’emergenza sanitaria sociale irrompono così fortemente e bruscamente nelle nostre vite ci ritroviamo nella condizione di gestire i colpi e i contraccolpi di quanto accade; siamo costretti a rivedere, ridefinire e ri-organizzare le nostre vite, adattarci ad importanti restrizioni e vincoli che vengono imposti dall’altro, e far fronte ad allerte continue che oltre che reali e pratiche diventano allerte psicologiche, nel valore tanto intangibile quanto potente che queste hanno.

La situazione sociale che stiamo vivendo in queste settimane ci costringe dunque ad uno sforzo ulteriore verso noi stessi, uno sforzo volto in primo luogo a mantenere - nonostante i numerosi e disagevoli cambiamenti - un equilibrio pratico-logistico utile a gestire funzionalmente e positivamente le attività intra ed extra famigliari: lavoro (smartworking possibile/fattibile?), gestione della casa, gestione dei figli (in casa). Niente ora è più come la routine quotidiana precedentemente e accuratamente impostata. Nel lavoro si rendono evidenti cambiamenti bruschi, rallentamenti, deflessioni; cali immediati o prevedibili che muovono preoccupazioni. A casa la convivenza forzata tra tutti i membri della famiglia, partner e figli, ha in parte risvolti positivi ma può risultare altresì faticosa; le relazioni vanno in parte ridefinite, e possono diventare di difficile gestione e contenimento, ciascuno preso da personali e comprensibili bisogni e spinte, chi di figlio chi di genitore, chi di bambino chi di adulto. E’ richiesta qui una solida capacità di ri-assestamento, di comprensione dell’altro e del contesto, di adattamento.

In seconda battuta – ma anche in prima – lo sforzo cui siamo chiamati è teso a non perdere un assetto emotivo e psicologico di stabilità e sicurezza, che è messo a dura prova dal turbamento alla nostra quiete imposto dall’attuale status quo. Ci avvolge un clima fortemente allarmato, fuori e dentro le mura domestiche; fuori perché le persone non popolano più le strade e le persone che si avventurano sono perlopiù guardinghe, diffidenti, a disagio, con o senza mascherina, e, che lo ammettano o meno, il pensiero che qualcosa attorno a loro è diverso e alterato li accompagna. Dentro perché le fonti informative continue dalla televisione non ci permettono di sottrarci a continui input di angoscia crescente. La nostra mente cerca allora di barcamenarsi in tutto questo e capire se e quanto deve alzare il livello di allerta personale e definire una condotta coerente a tale livello di allerta. Non sappiamo, in pratica, misurare il pericolo e tantomeno possiamo e riusciamo a definirlo e circoscriverlo. Ecco il nodo cruciale di questa situazione: il pericolo può essere ovunque e in chiunque, o magari no, e il pericolo è molto pericoloso, o forse no. Beh, difficile muoversi senza questi riferimenti, difficile mantenere un assetto stabile di fronte a tale instabilità e indefinitezza. Nell’attesa di capire, cosa si fa? Si vive facendo finta di nulla o ci si immobilizza per non rischiare?

Questa situazione sociale si inserisce poi nelle nostre vite noncurante delle condizioni già disturbanti che alcuni stavano vivendo; chi già si trovava a vivere un momento di difficoltà di qualsivoglia natura rischia, in questa ulteriore richiesta di extraordinary stress-management, di soccombere.

Le giornate sono appesantite da un particolare ed eccezionale carico tanto pratico quanto emotivo. Rimanendo su quest’ultimo, sono latenti ma ugualmente potenti e disturbanti le incognite legate a ciò che accade, a volte le chiamiamo paure, a volte dubbi che nascono da uno stato di rischio possibile, a tratti probabile, di qualcosa il cui esito è a volte definito a volte meno, e quel meno si insinua con forza nel nostro viscerale bisogno di sicurezza e prevedibilità. La mente porta allora a ipotizzare scenari catastrofici, di pandemie universali incontrollate, che tuttavia svaniscono per lasciare lo spazio a pensieri e scenari certamente più banali, di poco conto e di carattere fin irrisorio, semplificazioni semplicistiche che tuttavia rispondono al nostro bisogno di ridimensionare e recuperare un controllo su ciò che accade: ci occorre, a un certo punto, una versione più rassicurante del mondo. Ci si trova a oscillare vertiginosamente tra i due estremi, faticando a trovare la misura e l’equilibrio con cui razionalmente pesare, interpretare e attribuire un valore a quei dati, numeri e teorie che provengono da ogni dove. Il nostro equilibrio emotivo segue questa oscillazione portandoci a vivere stati di maggior ansia, a tratti angoscia, preoccupazioni per il presente e il futuro, alternati a momenti di maggior tranquillità, fiducia e serenità.

Come detto, chi già portava con sé uno stato di sofferenza personale e un assetto di vulnerabilità prima di questa emergenza sanitaria si trova oggi in particolare difficoltà; in questi casi vanno ancor più sostenute e rafforzate le difese e le risorse rispetto agli effetti di questa sorta di tsunami che siamo chiamati a fronteggiare.

Di qui la necessità di mettere a fuoco l’importanza di rivolgersi - o di continuare a fare riferimento - ai PROFESSIONISTI PSICOLOGI e PSICOTERAPEUTI che sono le figure adatte a supportare la persona in queste fasi fortemente e particolarmente critiche.

Ad oggi SKYPE è lo strumento che meglio permette di continuare la cura psicologica in una forma sicura e protetta, lontana da sensazioni di disagio, diffidenza o paura che un contatto e un incontro vis a vis può ad oggi generare, più o meno consciamente.

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