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Psicologia

GENITORIALITA': intervista a Live Social Radio Lombardia


Intervista integrale Youtube https://www.youtube.com/watch?v=ID3xuyWcuJY


Intervista Facebook https://www.facebook.com/livesocialradiolombardia/videos/1065295366984004/?t=



MAIN POINTS INTERVISTA

  • Non ci sono e non ci devono essere delle regole universali. Le risposte sono in casa non vanno cercate fuori: servono Ascolto e Relazione, non manuali di istruzioni per l’uso
  • Lo Psicologo personalizza l’intervento, favorisce una comprensione delle specifiche modalità e delle relazioni intra-famigliari
  • Errori comuni: paura di non sapere cosa fare, paura di non farcela: allora si tende a chiudere, a dare subito risposte che spesso sono punizioni, sono i “no”, per la fretta di fare qualcosa. Occorre piuttosto fermarsi, aprirsi e domandarsi cosa succede?, cosa mi sta dicendo? cosa sto facendo? Più difficile non fare rispetto a fare qualcosa.
  • Condizione di apertura verso l’altro e accettazione, accettazione della fatica che faccio io genitore e che fa mio figlio.
  • Ansia di intervenire, paura di non riuscire a farcela. Occorre fiducia in sé e nell’altro. Darsi tempo e Fiducia.
  • Preoccupazione anche perché la società spinge a performare e a stare bene, quindi se non sto bene io o non sta bene mio figlio allora c’è un problema e quindi psicologo-diagnosi-intervento, con una fretta eccessiva. Non sottovalutare ma agire con calma e fiducia, pazienza e accettazione dell’altro.
  • Lo psicologo aiuta a comprendere cosa non funziona nella relazione e come comprendere i reciproci bisogni.
  • I figli sono fatti in modo diverso! Il mondo dei bambini/adolescenti NON è il mondo dell’adulto. Le aspettative e le griglie di lettura devono essere adeguate al loro mondo non al nostro di adulti.
  • Paura di trovarsi inermi e incapaci di fronte a ciò che sfugge e non si capisce; occorre saper stare nella fatica di non capire, di non avere il controllo sul figlio che agisce come io non mi aspetto.

GENITORI COACH


COSA ti aspetti da me? Niente, TI aspetto!


Un coach aiuta a riscoprire le proprie risorse e potenziarle. Fa in modo che la persona SIA al suo meglio; molto poco viene dato dall'esterno, la persona ha già in sé ciò che serve. 


Main points:

  • Immaginario vs reale. Il genitore deve continuamente ri-adattare la sua percezione del bambino, in un'oscillazione tra il bambino che ha immaginato e il bambino reale che ha davanti, mentre esprime lecitefantasie... "cosa vorrei per lui". Speranze o aspettative?
  • Il genitore è una risorsa quando aiuta il bambino a trovare le proprie risorse, non quando si sostituisce a lui nei compiti evolutivi. Va lasciato e favorito un ruolo ATTIVO e di POTERE. Ha lui la chiave per sé stesso!
  • Breve termine vs Lungo termine: quale è l'obiettivo? Il raggiungimento del comportamento-target o il messaggio che passa in funzione di una buona crescita? Stimolare l'iniziativa e le risorse
  • Focus sulla Performance vs Focus sulla Persona. Tollerare l'attesa, la frustrazione. Rispetto dei tempi e dei modi. Fiducia nelle sue capacità. 
  • Respect and Trust (Magda Gerber RIE)
  • Incoraggiamento o attesa di performance: arricchimento o iperstimolo? Sintomi.
  • "Al naturale". La noia. ("rispettare il timing", D.Novara)
  • Di fronte alla difficoltà e all'insuccesso: lasciare sperimentare. Trust!
  • Quando occorre il nostro intervento? Quale può essere il nostro aiuto?
  • When we do less, children think and learn more.
  • The parenting Magic Word: WAIT (Magda Gerber, RIE)
  • Un sistema di sicurezza interno.

FRATELLI: come gestisco interazioni, conflitti e gelosie?

 - Gemelli: complicità e identità


Main points

Un genitore che fa un passo indietro permette al figlio di farne molti in avanti!


Vivere le loro interazioni con un atteggiamento di fiducia nelle loro capacità. Non hanno (sempre) bisogno di noi.

Il valore del conflitto: affermazione di sé e regolazione reciproca

il conflitto è fisiologico; il gioco della lotta. Conoscere i propri limiti ed esplorare le proprie risorse.

Aspettare e osservare senza intervenire. Saper esserci senza giudicare. Sportscasting

Lasciare a loro la chiave del conflitto e la soddisfazione di una soluzione condivisa. Ovvero una competenza nuova acquisita. Una maggior fiducia in sé e una maggiore autonomia.

Non ci sono alleanze che escludono: come stare dalla parte di entrambi.

Chiedere scusa: se l'empatia è solo un'etichetta.

Un conflitto senza paura. Entrare nella rabbia, nella tristezza, nei sentimenti di gelosia.

Attenzione alle nostre proiezioni. Be in-the-moment. Il mondo dei bambini non è quello degli adulti

Sono ammesse tutte le emozioni.

Vietato dire capricci.

La gelosia: aggressività e fragilità, differenti espressioni di un forte sentimento. La giusta chiave di lettura.

"Ti voglio bene anche se"


Gemelli: tra unione e separazione, complicità e identità.

SPERIMENTARE è IMPARARE, IMPARARE è SPERIMENTARE


Alcuni spunti per meglio relazionarsi con i bambini.


(Vedi anche i progetti Genitori Coach e Fratelli, come gestisco interazioni, conflitti e gelosie)


  • Basta DIRE capricci.
Sta comunicando ed esprimendo qualcosa, non svalutarlo, prova a capire che cosa.
Capricci è un termine sminuente, svalutante, ha un’accezione negativa rispetto invece a qualcosa che il bambino sta cercando di comunicare, qualcosa che pensa o che sente e che cerca di affermare. Dire e trattare le sue manifestazioni comportamentali ed emotive come “capricci” autorizza a ignorarle e svalutarle, quando, viceversa, è fondamentale mettersi in un assetto di comprensione e comunicazione con il bambino.

  • MISURA non censura.
Sperimentare attraverso qualche indicazione dell’adulto gli permette di conoscere il mondo. Se non prova non impara.
Ciò che occorre è insegnare a utilizzare e fare con misura, censurare non aiuta questo processo, anzi, lo impedisce. Il tabù, l'impossibilità di fare. il divieto, la censura innescano ansie, paure o al contrario sentimenti di sfida. Agire con libertà, provare, vedere, toccare, permette invece, sperimentando o attraverso qualche indicazione dell’adulto, di conoscere e trovare la giusta misura.
Sperimentare non negare

Apprendono perché provano a fare, sbagliano a fare; non perché fanno un atto di fede rispetto a quanto gli viene detto. 

Non si apprende qualcosa perché qualcun altro ci dice come funziona, si apprende perché si prova a farlo, male, sbagliando, non riuscendo…fino a riuscire e quindi capire, ed imparare.

Le differenze vanno esaltate e apprezzate per la ricchezza che portano; non vanno invece negate né appiattite.

Così, negare l’esistenza di cose diverse (es. Il grembiule a scuola, perché? Perchè negare le evidenti differenze di abbigliamento tra i bambini? È una forma di censura pensata dall’adulto per dei preconcetti e sovrastrutture che solo l'adulto ha, il bambino fortunatamente ancora no. Ad un bambino poco cambia come è vestito l’altro. Anzi, impara a vedere la differenza, a sperimentarla, viverla, accettarla. Se la si nega gli si impedisce di vederla e quindi poi gestirla, fino a quando sarà il tempo in cui comunque se ne accorgerà. Si va a procrastinare qualcosa che esiste già, un mondo diverso dal proprio. 


  • MAI DIRE “smettila di piangere”. 
Il bambino va incentivato ad esprimere qualsiasi emozioni avverta. Accoglierlo, contenerlo, rassicurarlo senza negargli il diritto e la legittimità di sentirsi ed esprimere la sua sensazione e il suo vissuto.
E' importante non negare ad un bambino di esprimere ciò che sente. Strilla e dà fastidio, ci mette a disagio davanti agli altri forse ma ha il diritto e il dovere di esprimere come si sente. Lasciarlo esternare e dire ciò che avverte, coccolarlo, cambiare l’oggetto di attenzione, spiegare etc. queste, le strategie più funzionali, adattive e meno “castranti”. Educarlo all'emozione.


  • Cosa fare? LASCIALO fare! 
Meno controllo, più libertà, seppur vigilata. Fiducia nelle loro capacità di agire nel mondo e interagire con gli altri. A ogni età i propri scambi e le proprie regole relazionali e comunicative. Non interferire! Si sanno autogestire.
Lasciare agire i bambini,  parlarsi tra loro, giocare insieme, senza che vi sia un costante intervento dell’adulto. Perché l’adulto ha il suo mondo, di prospettive, di concetti (pre-concetti), di regole, di idee. Che spesso e volentieri poco valgono nel mondo dei bambini, che ha regole diverse, modi di stare insieme e al mondo diversi. Lasciare che provino, che si relazionino nel loro linguaggio e con le loro modalità. Senza le nostre paure, senza anticipare concetti (sociali) che arrivano dopo. es. Mai obbligare a condividere, magari proprio quando un bambino è nella giusta fase di non condividere, di godere del senso della proprietà, della scoperta delle proprie cose, che è la fase "pre" del concetto dell’altro e dunque della condivisione. Si va, in questi casi, contro a un comportamento fisiologico e dunque salutare per il bambino stesso. Che ci piaccia o no, che sia desiderabile socialmente o meno. che ci faccia fare una "figuraccia" o meno!

IL MONDO DEI BAMBINI NON E’ IL MONDO DEGLI ADULTI

Alcune condotte educative sono poco corrette e spesso disfunzionali ma vengono applicate comunque da genitori in buona fede che tuttavia non conoscono le tappe evolutive dei bambini e dunque spesso non comprendono il forte valore e l'importante significato delle diverse fasi che questi attraversano. Difficilmente dunque la risposta del genitore è pienamente adeguata, allineata e sintonizzata sui bisogni espressi.

    DOMANDARSI Perché fa così? E rispondersi con l’idea e la convinzione che il motivo sotteso è certamente importante e prezioso per il suo sviluppo. Cosa sta scoprendo di sé e del mondo? Di cosa ha bisogno? Cosa mi vuole dire? Cosa vuole imparare?

    Fare/farsi domande, prima di dare/darsi risposte


  • CONOSCERE IL MONDO DEI BAMBINI PERMETTE DI ALLINEARSI PIU' ADEGUATAMENTE A LORO, invece che proporre, imporre e proiettare, inconsapevolmente, forse, ma comunque prepotentemente sui bambini un mondo di adulti quando adulti non sono, rimanendo presenti e invadenti in un modo del tutto disallineato alle loro effettive necessità e caratteristiche.